Un passeggero può far atterrare un aereo di linea?

By | aprile 25, 2017

In un blockbuster degli anni ’70, Airport 1975, in seguito a un’esplosione nella carlinga, è la hostess interpretata da Karen Black a mettersi ai comandi, riuscendo a prolungare la sopravvivenza dei passeggeri, prima che l’eroe Charlton Heston riesca nell’impresa di paracadutarsi nella cabina (sic…).

Ma un passeggero qualunque, a corto anche di esperienza nei simulatori, può effettuare un atterraggio sicuro se viene istruito da terra? Personalmente ho un’esperienza minima di simulatore. Quello che so di base è che negli aerei di linea moderni, il fly-by.-wire, cioè il computer di volo, è in grado di mantenere in assetto e guidare l’aereo fino alla pista. Ciò che è veramente complicato è l’allineamento alla pista che va fatto qualche miglia prima di arrivare in vista dell’aeroporto, proprio per scendere dritti.

Il motivo per cui ci sono almeno due ufficiali di volo sugli aerei è proprio quello di evitare una situazione del genere. Nei voli transcontinentali i piloti sono 3: osservano turni di riposo, non mangiano dallo stesso catering, non si assentano nello stesso momento, questo per evitare avvelenamenti accidentali o meno.

Un esperimento è stato fatto dal programma Mythbusters che va sempre a caccia di miti e leggende urbane: ebbene nell’esperimento una coppia messa ai comandi di un simulatore, totalmente a digiuno di lezioni di volo, senza assistenza ha fatto precipitare l’aereo. Quando al contrario è stata assistita da un pilota esperto a terra, hanno fatto atterrare l’aereo senza problemi. La questione è che il simulatore non è un vero aereo: non si sente la pressione psicologica del volo, di avere tante vite nelle proprie mani, né la sensazione di avere un mezzo tra le proprie mani che risponde all’ambiente fisico circostante.

L’atterraggio di un aereo non richiede manovre spericolate, a parte l’allineamento, che è assistito dal computer di bordo. La sfida riguarda più che altro il controllo della velocità: va diminuito progressivamente, ma non al punto di mettere in crisi la portanza. Per ciò si estendono i flaps, le superfici alari aggiuntive che consentono all’aereo di atterrare a una velocità molto ridotta, planando dolcemente sulla pista. L’atterraggio, infatti, nonostante ci sia ancora la spinta dei motori è come una discesa col paracadute, molto frenato e va fatto tenendo un assetto e un rateo di discesa costante, in modo da non andare già col muso e far lavorare al contrario la fisica. I piloti possono usare il pilota automatico per atterrare, ma lo fanno solo in determinate condizioni meteorologiche, come la presenza di un’intensa pioggia, o una visibilità molto scarsa. Un passeggero messo di fronte alla cloche deve poter leggere l’altimetro, la velocità, verificare l’assetto sull’orizzonte, accertarsi del radar e della distanza, il tutto mentre ascolta le istruzioni, c’è agitazione e una pressione psicologica mai sostenuta prima.

Verdetto finale: è possibile per un passeggero qualunque far atterrare un aereo di linea privo di piloti? Forse si, ma ci vuole tanta fortuna e una buona dose di sangue freddo che non è facile avere in momenti come quelli.

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